Stéphane Mallarmé
L’adolescente attratto dall’ideale
Stéphane Mallarmé nasce a Parigi il 18 marzo 1842. Dopo la morte accidentale della madre e il secondo matrimonio del padre, Mallarmé è condotto a dieci anni in un collegio religioso. Solitario, rifiutato dai compagni che appartengono all’alta società aristocratica, scrive con fervore diversi poemi e la sua ricerca politica si confonde con la ricerca di un ideale di bellezza. Egli distruggerà qualche anno più tardi i suoi versi di adolescente, ma perseguirà in una concezione esigente e quasi mistica della poesia. Per guadagnarsi da vivere, dopo la laurea, nel 1861, diventa impiegato in un ufficio.
Il poeata Ardente
Dopo un viaggio in Inghilterra, si sposa e diventa professore d’inglese a Tournon. Mallarmé intraprenderà per tutta la vita una carriera di funzionario pubblico. Dopo le sue lezioni, nel silenzio, nell’intimità della lampada, passa le notti a perfezionare i suoi poemi. Nella ricerca dell’espressione perfetta, egli è spesso tormentato dal dubbio, dall’incertezza, davanti alla pagina bianca. Pubblica alcuni sonetti in riviste, traduce le poesie di Edgar Allan Poe. Nel 1871, è chiamato a Parigi. Mallarmé in quell’occasione, uscito dall’isolamento, incontra alcuni scrittori.
Il Maestro
A quarantadue anni, Mallarmé è ancora poco conosciuto. Ma Verlaine lo celebra come un maestro ne I Poeti maledetti e Huysmans pubblica nel 1884 un romanzo, Controcorrente, nel quale parla di Mallarmé in termini entusiastici. La celebrità lo colloca in un ruolo nuovo : ispiratore del movimento simbolista, ogni martedì, Mallarmé riceve nel suo piccolo salotto della rue de Rome i giovani scrittori Valéry, Gide, Claudel, sui quali esercita un’influenza considerevole. Claude Debussy mette in musica i suoi poemi. Mallarmé lavora allora alla sua grande opera, Un colpo di dadi non abolirà mai il caso , che vorrà come un libro totale con una struttura assolutamente originale:le frasi, le parole sono eclatanti, distribuite nella pagina come in uno spartito musicale. Nel 1898, Mallarmé muore sul suo tavolo di scrittura davanti al poema incompiuto Erodiade.