Poeti Maledetti

Il divorzio tra l’arte e la vita

Dopo l’insuccesso della Rivoluzione del 1848, e con la vittoria degli interessi economici sulle utopie politiche, si assiste a una specie di liquidazione del romanticismo. Alcuni scrittori come Baudelaire, rifiutano lo sforzo romantico di conciliare l’arte e la vita e si rivolgono al mondo spirituale, imboccando la strada dell’immaginario. Così facendo aprono la strada a due correnti che domineranno la fine del secolo XIX, il Naturalismo e il Simbolismo. L’anno 1848 segna dunque una rottura tra letteratura e politica e, conseguentemente una spaccatura tra una letteratura immediatamente recepita dal grande pubblico (il Parnassianesimo di Theophile Gautier) e una letteratura che resta ignorata, condannata, -maledetta-, per utilizzare la definizione di Paul Verlaine.
La diffusione dello Spiritualismo

Il contesto nel quale nasce la poesia maledetta spiega parzialmente le sue caratteristiche. In un’epoca dominata dal Positivismo e dallo Scientismo, dal 1867 alcuni scrittori cominciano a criticare le pretese della scienza di spiegare tutto; altri, come Barbey d’Aurevilly(1808-1889), non perdono l’occasione di fustigare lo spirito moderno. Una generazione di giovani scrittori si nutre de La filosofia dell’inconscio di Hartmann, tradotto nel 1877, che unisce il pensiero razionale e la volontà irrazionale in uno stesso spirito creatore, l’incoscio. L’influenza di Schopenhauer, tradotto in Francia a partire dal 1877, è capitale nella restaurazione della metafisica. Poi, un grande movimento di conversioni, che comincia dagli anni 80, fa del cattolicesimo il ricorso contro il male di vivere.
la musica 

I poeti sono affascinati dalla pittura impressionista e dalla musica di Claude Debussy e Gabriel Fauré che aprono la strada a una tecnica musicale impressionista. Questa idea di -corrispondenze tra le arti- si era già affermata con Wagner che nelle sue opere aveva realizzato l’alleanza di poesia, musica e pittura inventando un nuovo linguaggio musicale. Vent’anni più tardi, anche Mallarmé trova nell’opera wagneriana un esempio di -opera totale-, dell’Arte suprema che sogna.

I poeti maledetti

i poeti maledettiSi accentua il divorzio tra l’arte ufficiale e un’arte nuova, un’arte dell’invenzione. Verlaine, Corbière, Rimbaud, Mallarmé, Lautréamont, Charles Cros, Germain Nouveau sono praticamente sconosciuti dal pubblico della loro epoca. I Canti di Maldoror (1869) di Lautréamont (1846-1870) non hanno alcuna eco nella vita letteraria. Verlaine rimane ai margini a partire dal 1871-72 e le sue Romanze senza parole (1874) sono del tutto ignorate. Quanto a Rimbaud (1854-1891) non è conosciuto che da alcuni amici ; e Mallarmé, stabilitosi a Parigi alla fine del 1871, pubblica Il pomeriggio di un fauno (1876) nell’indifferenza generale. Tutti questi poeti, a parte Lautréamont, hanno cominciato a scrivere nel gruppo parnassiano. Troppo presto, si allontanano da questa scuola alla quale rimproverano il carattere inumano, artificiale e formale della poesia. Pensano che i poeti, come i pittori impressionisti, devono cantare la vita moderna, i suoi fremiti, le sue esaltazioni, invece di fermarsi nel culto della Bellezza eterna. Ma se la vita moderna è interessante, non è quanto materia; ma quanto universo di segni dove delle corrispondenze intuitive e metafisiche si stabiliscono tra le cose e tra esseri e cose. Non bisogna dunque cercare di descrivere una realtà che, in fondo, non può essere che un’apparenza, bisogna suggerire. E’ così che Verlaine sviluppa una vera estetica della suggestione, nella quale la musica della lingua poetica gioca un grande ruolo. Mallarmé va ancora oltre rifiutando tutte le rappresentazioni, tutti i messaggi e tutte le finzioni; egli vuole purificare l’atto poetico di tutta la scoria materiale, e farne -la meraviglia di trasporre un fatto naturale nella sua rapida scomparsa secondo il gioco della parola-.